Lavoro & metodo

Homo faber faber

Il colonnato di San Pietro è di Bernini. Lo diciamo senza esitare, eppure Bernini non ha posato una sola di quelle colonne: le scolpirono una ad una i suoi artigiani. L'opera è sua lo stesso, perché l'autore non è chi muove le mani, è chi ha avuto l'idea e ne ha seguito passo a passo la realizzazione e la posa perfetta.

È l'esempio che usa il filosofo Luciano Floridi per spiegare cosa ci succede con l'intelligenza artificiale. La macchina non pensa: agisce. Non sostituisce la mente, sostituisce il braccio.

È la nuova bottega, gli apprendisti instancabili che trasformano la tua creazione in materia e che ti lasciano lo spazio, il tempo e le energie per pensare, sperimentare e creare ancora. Il buon maestro e artista non si assenta: vigila, controlla e indirizza il lavoro della sua bottega. Solo così, alla fine, la materia potrà portare il suo nome.

Questo è stato sempre il tratto distintivo della nostra specie: per dirla come Bergson, prima ancora che Homo sapiens siamo Homo faber — l'uomo che, per potenziare la propria forza e abilità, fabbrica strumenti e li utilizza con perizia. Per passare dalla selce della prima lama al silicio dei chip che muovono l'AI ci sono voluti due milioni di anni di evoluzione, ma alla fine è cambiata, e di molto, la forma — non gli ingredienti della sostanza: pensiero e sabbia.

Chissà se quel primo uomo che ricavò un arnese dalla pietra fu osteggiato dal suo gruppo oppure se fu imitato. Azzardo una risposta ad intuito: la seconda. Quando ci ripetono che le macchine ci renderanno più piccoli, allora sorrido, perché accadrà il contrario. Più la macchina si prende l'esecuzione, più il valore si sposta in alto, verso ciò che resta nostro: immaginare, decidere, dare senso, in una parola Creare. Ogni strumento che ha potenziato la nostra abilità ci ha spinti ad affrontare nuovi limiti e nuove sfide.

L'AI è l'ultimo attrezzo potentissimo che l'uomo ha inventato, e porta in sé una condizione ancora più potente: non premia chi sa solo chiedere, premia chi sa giudicare la risposta. Moltiplica chi è preparato e ha un'idea; smaschera chi non lo è.

Qui il nostro Paese ha una carta che è da sempre una nostra ricchezza: il saper fare della manifattura e il gusto, la creatività e l'intraprendenza che nessun algoritmo replica. L'artigianalità che qualcuno ci ha fatto credere fosse arretratezza, nell'era dell'AI applicata e funzionale, torna ad essere un vantaggio.

Un esempio fra tutti lo sta dando Brunello Cucinelli. Chi ha sempre creduto nella bottega, fino a trasformare un borgo intero, Solomeo, in una scuola dei mestieri delle mani, ha abbracciato l'AI chiamandola "ancella": una presenza che ravviva il genio dell'uomo.

Ci classifichiamo come Homo sapiens sapiens, l'uomo due volte sapiente. Ma forse stiamo salendo un altro gradino: da Homo faber a Homo faber faber, l'uomo che fabbrica strumenti capaci a loro volta di fare. Nessun delirio di onnipotenza o senso demiurgico, ma nemmeno demonizzazione e pregiudizio: è l'ultimo modello di selce, usiamola bene e per essere liberi di creare.

La morale? Ricordiamoci che anche alla pietra più affilata servono mani abili e idee, quelle non sono delegabili a nessuno, tantomeno alla stessa pietra.

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